«Crediamo in quelle pulsioni che, prima di squarciare l’anima, scorticano la pelle, trascendono lo spirito e offrono in regalo la carne imperfetta». Così si legge nell’introduzione del primo numero di Féros, rivista erotica francese a uscita annuale. Tra le sue pagine non c’è passato, né futuro. Solo un unico intenso presente nel quale piacere e dolore non si alternano: coesistono. Non c’è lo spazio, né il tempo, né la voglia, né tantomeno la possibilità, una volta entrati, di sfuggire allo sciame di emozioni dalle quali si viene prima rincorsi, poi sfiorati, finalmente investiti. C’è una vita intera. L’eccitazione, la sofferenza, il potere, l’impotenza, il sangue, il godimento, l’al di là di sé, la solitudine. La solitudine. C’è buio, c’è luce, poi di nuovo buio: l’alternanza è violenta, incalzante, a tratti claustrofobica. Il lettore, disorientato, è al centro. Circondato dai suoi fantasmi.

«Féros è un gioco di parole tra l’aggettivo ‘feroce’ e il nome del Dio greco dell’amore Eros», spiegano a SexTelling Clément Gagliano e Florence Andoka, creatori della rivista.

Florence Andoka e Clément Gagliano

Florence Andoka e Clément Gagliano (immagine presa da YouTube).

DOMANDA: Perché la scelta di un termine forte come ‘feroce’?
RISPOSTA:
Pensiamo che oggi il sesso sia una questione violenta. Come lo è sempre stato, d’altronde. È un termine che s’impone da sé.
D: Come e quando è nata l’idea di creare una rivista erotica?
R: Negli Anni 2000 c’è stata una nuova ondata di pubblicazioni consacrate al tema: Edwarda, poi Irène e l’Imparfaite. Ognuna proponeva una singolare linea editoriale che si è rivelata ispirante. Così abbiamo avuto voglia di lanciarci, di proporre il nostro punto di vista.
D: Perchè l’arte ha un ruolo così centrale?
R: Perché è ciò che ci interessa ma soprattutto offre una rappresentazione della sessualità in rottura con gli stereotipi veicolati dalla pubblicità. Desideriamo mostrare come nessuna pratica sessuale prevalga e come la questione dell’eros sia sempre attuale e possa mostrarsi esteticamente sotto diversi aspetti.
D: Ha un valore puramente estetico o anche politico?
R: Ha valore estetico. È una rivista d’arte contemporanea: nessun giudizio, niente politica, nessun apprezzamento. Intende coprire tutto il prisma della creazione plastica sulla questione dell’eros.
D: C’è l’intenzione di rendere ‘normale’ il sesso agli occhi dell’individuo e della società?
R: No, non abbiamo il fine di ‘normalizzare’ qualcosa che per noi è una costruzione individuale e sociale. Dire che il sesso è ‘normale’ sarebbe già un giudizio, mostrerebbe il desiderio di farlo entrare nella consuetudine, quindi banalizzarlo. Più semplicemente esiste, è un fatto. Tutti i tipi di pratica sono possibili e l’arte ne è testimone, come promotrice privilegiata. Questo suppone che la sessualità è legata intrinsecamente alle nostre rappresentazioni, sia quando queste si materializzano e diventano oggetto di una condivisione, come nel caso dell’opera d’arte, sia quando esse restano immaginarie, o intime, o non oltrepassano la barriera del pensiero. Finzione e realtà, rappresentazione ed esperienza, si alimentano a vicenda. La barriera tra le due è d’altronde molto discutibile, poiché incerta.
D: Secondo lei l’individuo contemporaneo ha bisogno di confrontarsi con le pulsioni sessuali degli altri per accettare le proprie? Le immagini erotiche ci eccitano e confortano allo stesso tempo?
R: Se ci eccitiamo, significa che quell’immagine fa eco in qualcosa che è dentro di noi, tuttavia, non tutte le eccitazioni sono necessariamente dell’ordine del ‘conforto’. Alcune possono disorientare: siamo spesso estranei al nostro stesso desiderio e quindi sorpresi di essere turbati da certe immagini o situazioni.
D: Secondo lei qual è il confine tra erotismo e pornografia? Féros si pone la questione?
R: Il confine tra esplicito e nascosto, distinzione usata nel contesto delle produzioni cinematografiche, è un’illusione. Questa storia nasconde soprattutto un giudizio di valore. Si classifica spesso come pornografico un cattivo film, senza grande interesse estetico, e invece come erotico un film d’autore. Chi oserebbe dire che Pasolini è un pornografo? Questa distinzione è ipocrita. Allora poco importa che Féros sia erotico o pornografico. Speriamo soltanto che le opere siano pertinenti al loro soggetto.
D: Come avviene la produzione dei testi che accompagnano le immagini?
R: Spesso è l’immagine stessa a ispirare la scrittura. Come una risposta, un’eco, propria alla sensibilità di ciascuno. Cosa vediamo in una fotografia? Cosa ci provoca? Quali sono le parole che possono raccontare la sensazione, portare lo sguardo su un dettaglio, o invitare l’immaginazione su una nuova via? I testi esplorano le mille possibilità offerte dalla critica dell’arte. Il prossimo numero, previsto per dicembre, svilupperà questo argomento.
D: Come scegliete gli artisti e gli argomenti?
R: All’inizio c’è un lungo lavoro di ricerca in gallerie, centri d’arte, librerie e su Internet. Bisogna sempre essere attenti. È necessario inoltre che le opere ci entusiasmino sul lungo periodo, che oltrepassino il piacere della scoperta.
R: Come è composta la redazione?
R: Io sono Clément Gagliano, l’editore della rivista, e lavoro con Florence Andoka, con la quale abbiamo pensato e creato Féros. Cerchiamo le opere insieme e siamo aperti a proposte spontanee. Intorno a noi si è creato un piccolo gruppo di redattori mentre Maxime Duchanoy è il designer grafico dell’équipe. Dopo, a seconda dei numeri, altri possono intervenire nella scrittura dei testi.
D: Come finanziate il progetto? I lettori apprezzano?
R: Ho una casa editrice. Il progetto è finanziato tramite i nostri stessi fondi, per ora. Siamo usciti ancora soltanto con un numero, a dicembre. Non abbiamo come obiettivo la vendita, proviamo, prima di tutto, a produrre qualcosa che possa piacere per le sue qualità intrinseche. Il sesso ha sempre venduto ma non lavoriamo per la volgarizzazione, né per l’industria porno.