Siamo una famiglia strana, lo siamo sempre stati. I miei genitori si sono separati quasi dieci anni fa e si sono rifatti delle vite e delle famiglie, ma abbiamo continuato a vivere sempre tutti assieme in un grande casale nella campagna toscana, perché loro sono rimasti amici e non volevano togliere a me e a mia sorella il piacere di vivere sia con mamma che con babbo. Io ho quasi 25 anni e sono contenta di come siamo cresciute noi e della vita che facciamo anche se a volte è difficile far andare d’accordo tutti, soprattutto i nuovi compagni dei miei genitori. Da cinque anni io e Letizia abbiamo anche un fratello acquisito, Marcello, che è il figlio della fidanzata di babbo. Di anni lui ne ha 30 ed è bellissimo. Dicono tutti che abbia preso da suo padre, che da giovane faceva il modello. E ci credo.

Da quando Marcello è entrato nelle nostre vite sono cambiate molte cose. Io ho preso subito una sbandata per lui, ma anche se non abbiano neppure una goccia di sangue in comune, non stava bene provarci con il mio «fratellastro». Quindi sono stata buonina buonina per tanto tempo, semplicemente fantasticando su quei capelli lunghi e tenuti sempre raccolti, su quegli addominali perfetti e sul quel sorriso bianchissimo che sfoggia ogni tre per due. Marcello infatti è super alla mano e c’è stata subito intesa da quando ha iniziato a venire da noi, soprattutto d’estate, quando passa diversi mesi per dare una mano con l’orto e i cavalli. Vederlo annaffiare i gelsomini a petto nudo, con quella peluria appena accennata, mi ha sempre provocato giramenti di testa. Mai però avrei pensato che succedesse l’impossibile.

Era una domenica di fine luglio, faceva molto caldo, tutti, ma tutti, erano andati al mare, tranne io e Marcello, che di sabbia e salsedine non volevamo sentirne parlare. Lui leggeva uno dei suoi romanzi russi preferiti sul dondolo in veranda, mentre io cazzeggiavo con il telefono. Erano mesi che continuavamo a scherzare e a provocarci sul nostro fisico, tirandoci sguardi equivoci. Così quel giorno mi sono seduta accanto a lui e ho iniziato a scherzare in modo sempre più pesante. Me la prendevo con i suoi addominali, dicevo che erano appannati e che doveva smetterla di abbuffarsi, allora lui si è tolto la canotta per dimostrarmi il contrario e io non ho resistito davanti a quei capezzoli scuri e sempre turgidi e gli ho tirato un morso, piccolo, innocuo. A quel punto Marcello mi ha preso per il collo, come per allontanarmi, ma non ha staccato la presa e anzi mi ha avvicinato a lui e mi ha baciato in bocca con una passione che mi ha fatto venire i brividi ovunque.

A quel punto si è scatenato l’inferno. Mi ha presa in braccio e mi ha portata dentro, in camera da letto del mio babbo e di sua madre e mi ha distesa sul loro letto, senza neanche pensarci. Ha cominciato a spogliarmi con premura, come se aspettasse quel momento dal primo giorno che ci siamo visti e in pochi secondi la sua lingua era già sulla mia vagina. La sentivo premere con forza e passione e le sue dita lunghe e perfette si facevano spazio tra le mie carni, ormai bagnate. Gemevo come un agnellino e lui insisteva a masturbarmi con forza. A quel punto mi sono avventata su di lui, gli ho sfilato i bermuda e ho scoperto che oltre ad avere un pene molto grosso, aveva un piercing sulla cappella. La cosa mi spaventava e mi eccitava allo stesso tempo e quindi ho cominciato a succhiarglielo con tutta me stessa e lo sentivo godere, mentre con le sue mani mi premeva verso il suo sesso.

Ci baciavamo e i sapori dei nostri organi genitali si mescolavano nelle nostre bocche calde e affamatissime, mentre lui continuava a masturbarmi con le mani. Ha iniziato poi a scoparmi da dietro, a pecora, come piace a me e a tirarmi i miei capelli biondi, con forza ma senza farmi male. Era perfetta la sinergia che è scoppiata tra noi, come se fosse stata studiata da anni. Invece era la prima volta che mio fratello acquisito mi penetrava sul letto dei nostri genitori. Mi sentivo il cuore esplodere, soprattutto quando lui si è disteso completamente su di me e mentre mi penetrava mi baciava il collo e la schiena. Mi sono poi districata e mi sono arrampicata sul suo corpo perfetto, seduta a cavalcioni su di lui, per cavalcarlo a dovere. Nei suoi occhi vedevo tutta l’eccitazione del mondo e lo sentivo fremere come non mai.

Dopo avermi messa supina per un classico missionario, mi ha preso in braccio e mi ha scopato in piedi, così sullo stipite della porta, sbattendomi senza scrupoli, ma mai facendomi male. Io sono venuta due volte, mentre lui mi è venuto sui seni, che a quanto ho capito erano la parte di me che amava da tempo. Finito il sesso siamo rimasti lì abbracciati e in silenzio per quasi un’ora. Non abbiamo ancora deciso se quello che abbiamo fatto sia o meno sbagliato, anche perché abbiamo continuato a farlo ancora. E ancora. E ancora.

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