Se è vero che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, sulla Terra queste ultime preferiscono l’Africa o i Caraibi alle mete asiatiche. Stiamo parlando del turismo sessuale femminile, un fenomeno abbastanza diffuso ma di cui non si parla molto.
Le protagoniste sono donne occidentali di età compresa tra i 40 e i 50 anni, spesso anche più giovani o molto più vecchie, che non partono solo per godersi il mare, la spiaggia e il relax.
Il loro obiettivo, anche se non tutte sono disposte ad ammetterlo, è un prestante Beach boy, o anche più d’uno. Tutte vogliono il Big Bamboo, altro nome pittoresco e piuttosto esplicito riguardo le caratteristiche fisiche di questi uomini. I numeri parlano chiaro: come riporta Julie Bindel, giornalista cofondatrice di Justice for Women, sarebbero 600 mila le donne occidentali che ogni anno si trovano a trascorrere «una vacanza con benefits». Tra queste, le italiane non passano certo inosservate. Secondo Pierre Orsoni, presidente di Telefono Blu Sos – un organismo di tutela dei turisti –, se ne contano fra le 30 e le 50 mila all’anno. In una recente ricerca si legge: «La Negril Beach in Jamaica è la meta preferita di circa 80 mila donne single inglesi, che ogni anno approdano nell’isola e usufruiscono dei servizi di 200 uomini».

UN FENOMENO NUOVO? NIENTE AFFATTO
Altre ricerche che risalgono all’inizio degli Anni 2000 e alcune addirittura agli Anni ‘80, dimostrano che questo non è un fenomeno nuovo né una moda recente. Jacqueline Sanchez Taylor, sociologa dell’università di Leicester, nel 2001 aveva intervistato 240 turiste sulle spiagge della Repubblica Dominicana. Il risultato? Un terzo di loro ammetteva di aver avuto rapporti sessuali durante la vacanza, eppure il 60% delle donne, pur riconoscendo elementi di natura economica nella relazione, non pensava di essere una turista sessuale.

SESSO DA FAVOLA
Una caratteristica particolare delle «predatrici», come a volte vengono chiamate, è la tendenza a cercare la favola anche in queste situazioni. Dalle interviste di Taylor emergeva una spaccatura: soltanto il 3% delle donne collocava la relazione sul piano fisico, mentre per oltre il 50% c’era in gioco il sentimento. O, per lo meno, il romanticismo. Alcune si fanno illusioni sul futuro del loro rapporto, mentre altre vogliono divertirsi senza nessun coinvolgimento.

SUGAR MUMMIES IN CERCA DI TOY BOYS
Le mete preferite dalle «Sugar Mummies», così chiamate per il colore bianco della pelle, o «Cougar» (donne che cercano uomini più giovani) sono diverse: Kenya, Giamaica, Capoverde, Repubblica Dominicana, Cuba, Maghreb, Tanzania e Gambia sono solo le più famose.
A queste si aggiunge anche la Turchia, come raccontano D. e T., due donne inglesi di mezza età, che negli anni scorsi hanno visitato il Paese per più di 20 volte. Il loro obiettivo erano i ragazzi tra i 20 e i 30 anni. T. ricorda entusiasta: «C’è una strada che conosciamo bene in cui si vedono solo toy boys! Loro non si prostituiscono, ma non illudetevi che frequentino solo voi».

LA MONETA DELLO SCAMBIO
La relazione fra le predatrici e questi uomini è fatta di scambi: l’uomo fa sentire la turista desiderata e appagata fisicamente, mentre la donna gli paga le cene o gli fa dei regali. Soltanto in alcuni casi esistono veri e propri tariffari, che possono prevedere 20/30 dollari per un’ora e 150 per una notte di sesso. Di solito le donne non usano le strutture tipiche dell’industria della prostituzione.

I RACCONTI DELLE TURISTE
«Ti fanno sentire una vera donna», ha detto una 42enne irlandese riguardo parlando dei ragazzi cubani. Una ragazza ribadisce: «Apprezzano la donna per quella che è, anche dal punto di vista sessuale, e questo è molto importante». Un’altra sottolinea come questi uomini siano più gentili dei suoi connazionali canadesi: «Nei ristoranti la donna passa per prima e l’uomo la segue, mentre nel mio Paese i ragazzi non ci tengono nemmeno la porta!». Per G., invece, sarebbero «la forza e lo spirito selvaggio» le due qualità più apprezzate dalle turiste. Alcune donne dicono di preferire gli uomini africani che suonano lo djambè perché credono che sia espressione di una maggiore potenza sessuale. In molti racconti ricorre anche la passione per «il sangue bollente dei cubani» e per la loro voracità sul piano fisico. Poi c’è J., turista sessuale a Cuba nel lontano 1978, che si chiede: «Che cosa c’è di sbagliato se questo turismo riguarda adulti maggiorenni consenzienti e non coinvolge bambini, animali o persone morte?». J. Ha le idee ben chiare: «Con tutto il cattivo sesso là fuori, l’onestà di pagare per averlo eleva le donne a un livello di parità con l’uomo».
Per un parere più neutro sul fenomeno, al di là delle testimonianze, abbiamo chiesto a un’esperta, la professoressa Adele Fabrizi, psico-sessuologa dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma, di aiutarci a inquadrare meglio questa tendenza.

 

Adele Fabrizi.

Adele Fabrizi.

DOMANDA: Il turismo sessuale femminile è un fenomeno esteso quanto quello maschile?
RISPOSTA: No, è sicuramente meno esteso. E se ne parla di meno perché è ancora un tabù.
D: Quali sono le differenze tra i due?
R: Innanzitutto, le donne si rivolgono a uomini più giovani di loro ma non cercano mai dei bambini, cosa che purtroppo accade nel turismo sessuale maschile.
La donna poi, anche se cerca solo sesso, tende a illudersi più facilmente che l’uomo in questione si sia innamorato di lei, mentre normalmente vuole solo avere qualcosa in cambio. Un’ultima differenza riguarda il desiderio di dominio, parte dell’immaginario erotico maschile e che nel turismo sessuale si manifesta con la possibilità di comprare una donna. Ma la volontà di dominare, nell’uomo, la si ritrova spesso anche al di fuori di questo contesto.
D: Perché una donna fa la turista sessuale?
R: Per soddisfare un bisogno fisico. Sono donne che, non potendo avere ciò che vogliono nel Paese di provenienza – per svariate ragioni –, vanno a cercarlo altrove.
D: Che cosa cerca in queste situazioni?
R: La donna in contesti come questi desidera elevate performance sessuali e prestanza fisica, motivo per cui cerca ragazzi di colore dalle caratteristiche sessuali spiccate. Fra parentesi, il fatto che la donna possa permettersi di pensare al corpo maschile solo in termini erotici è una novità: un tempo non era ammesso.
D: Le relazioni fra le turiste e questi uomini sono fatte di scambi reciproci. Possiamo parlare comunque di «turismo sessuale»?
R: Senza dubbio sì. Anche se non lo vogliono ammettere per paura del giudizio altrui: quando una donna «compra» il sesso all’estero, molti pensano che non sia riuscita a conquistare nessuno nel suo Paese. Invece gli uomini ne parlano più volentieri perché per loro il sesso a pagamento è sempre stato considerato in modo diverso.
D: Dal punto di vista sessuale questo tipo di turismo potrebbe essere definito una perversione, una devianza?
R: No, se si parla di ragazzi adulti e consenzienti che lo fanno per denaro. Certo non è una forma di relazione romantica, ma nemmeno una perversione, che si verifica invece quando un comportamento sessuale fuori dalla norma viene vissuto in maniera compulsiva, senza riuscire a fare diversamente.
D: Il sesso in località esotiche può rappresentare un rischio per il contagio da HIV?
R: Ovviamente sì, ma non generalizzerei troppo. In Italia si può correre lo stesso rischio, se non si presta attenzione. Quindi il consiglio è sempre quello di avere rapporti protetti, usando anche, perché no, il preservativo femminile.