Vibratori, cockring, dildo, strap-on, butt plug. Fanno bene al rapporto di coppia, creando complicità e aiutando a raggiungere il piacere. E appagano chi non ha una vita sessualmente attiva. I sex toys non sono più un tabù e non a caso nel 2015 il loro giro d’affari nel nostro Paese è cresciuto del 6,4%. Anche se il loro boom è recente, i giocattoli sessuali sono tutt’altro che un’invenzione moderna, perché la ricerca del piacere, anche in solitario, è presente nell’animo umano fin dai tempi più antichi.

PREISTORIA
Il dildo più antico ha 28 mila anni. Risale al Paleolitico superiore, infatti, il fallo di pietra rinvenuto nel 2005 nella caverna di Hohle Fels, in Germania. Venti i centimetri di lunghezza del dildo preistorico a fronte di un diametro di tre: più o meno le dimensioni di un vibratore contemporaneo. Si trattava di un oggetto votivo per la fertilità, e considerata la levigatezza del manufatto gli studiosi ne hanno suggerito usi alternativi, come la scheggiatura delle selci. Ma forse le donne e, chissà, anche gli uomini, già si dilettavano con i sex toys quasi 30 mila anni fa. D’altra parte la preistoria è ricca di testimonianze che lasciano immaginare l’esistenza dei giocattoli sessuali già in tempi antichissimi, come un ‘corno’ di pietra ritrovato da un gruppo di archeologi svedesi nel sito mesolitico di Motala. Anche in Francia, per la precisione in Aquitania, sono stati ritrovati degli oggetti di forma fallica in pietra e osso riconducibili al Paleolitico ma, a dimostrazione di come l’esplorazione del proprio corpo e la ricerca del piacere non siano nati nel secolo scorso, ‘basta’ andare al Museo dell’Antica Cultura Sessuale Cinese di Shanghai, dove è esposto un fallo verde in pietra di giada risalente a 6 mila anni fa.

EGIZI, GRECI E ROMANI
Per gli antichi Egizi il dio Atum aveva creato l’universo masturbandosi e Iside aveva provato a ridare vita al suo amato Osiride con una ‘fellatio divina’: il sesso, in ogni forma, non era certo un tabù all’ombra delle piramidi, al punto che in molti scavi sono stati trovati manufatti riconducibili ai moderni sex toys, anche se i primi oggetti ufficialmente riconosciuti come giocattoli sessuali sono gli olisbos, antesignani dei moderni dildo, pezzo forte dei mercanti di Mileto attorno al 500 a.C. Erano di legno, osso o cuoio imbottito e, prima dell’uso, venivano unti con olio: si possono vedere in diversi dipinti e vasi dell’epoca. D’altra parte, all’epoca di Pericle la masturbazione femminile era considerata un rimedio all’isteria, condizione in cui l’utero vagava per il corpo scatenando il caos. I Romani ereditarono molti usi e costumi dei Greci e l’utilizzo del dildo, in una società libertina e godereccia come la loro, non poteva mancare: anche in questo caso ne è rimasta testimonianza, ad esempio a Pompei, dove in diversi affreschi si possono vedere donne che si masturbano con l’aiuto di alcuni utensili. Per il primo vibratore della storia occorre però tornare all’Egitto, nel periodo tolemaico. Sembra infatti che Cleopatra, non soddisfatta del dildo che usava, ne avesse creato uno in grado di vibrare, riempiendo con delle api vive una zucca vuota.

ORIENTE ESTREMO
C’è chi sostiene che nella Bibbia si parli di giocattoli sessuali: «Con i tuoi splendidi gioielli d’oro e d’argento, che io ti avevo dato, facesti immagini umane e te ne servisti per peccare» (Ezechiele 16:17). Non c’è invece modo di fraintendere quello che nel 300 d.C. raccomandava il Kamasutra per far sembrare il membro più grande e favorire il piacere della partner, ovvero l’uso di cilindri in legno, corno o pelle, da applicare durante l’erezione alla base del pene. In questo caso, siamo davanti ai primi cockring della storia. Al 500 d.C. risalgono invece le palline vaginali: oggi le conosciamo anche come geisha balls e infatti furono inventate in Giappone, dove, in metallo o avorio, venivano inserite nella vagina per aumentare il piacere durante il coito. Dal Paese del Sol Levante ‘invasero’ il Sud Est asiatico: il primo occidentale a documentarne l’uso fu nel XVI secolo il viaggiatore inglese Ralph Fitch, in Birmania.

SECOLI DI BUIO E DI DILETTO
Tra guerre, invasioni barbariche e pestilenze, nel Medioevo la ricerca del piacere sessuale passò in secondo piano, anche perché la Chiesa non accettava il sesso prima del matrimonio nè la masturbazione. Argomenti diventati tabù per la prima volta dopo millenni in cui il piacere era sdoganato e non mortificato. I sex toys escono fuori dai cassetti nel Rinascimento, quando pare sia nato il termine dildo, dal latino dilatare o dall’italiano dilettare, visto che i falli finti venivano chiamati, almeno lungo lo Stivale, diletti, ma tornarono davvero in auge solo nel Settecento. Un oggetto fallico di cuoio, riempito con capelli e adornato con una punta di legno, fu trovato durante gli scavi di un antico bagno a Danzica, in Polonia, nel 2015. L’edificio ospitava una scuola di scherma e l’oggetto probabilmente cadde per sbaglio nella latrina alla persona che lo stava usando.
Il Settecento è stato anche il secolo del Marchese de Sade, che nel 1791 pubblicò Justine o le disavventure della virtù, romanzo in cui descrisse anelli per capezzoli, frustini e altri strumenti di sottomissione, sdoganando a suo modo le pratiche bondage.

ARRIVANO I VIBRATORI
Cleopatra a parte, il primo vibratore di cui si abbia traccia risale al 1734 ed è il Trimasseur, di fabbricazione francese, che riproduceva prima con l’acqua e poi con il vapore lo stesso effetto stimolante dell’idromassaggio. Nel 1869 arrivò invece il Manipulator, totalmente a vapore, inventato dall’americano George Herbert Taylor. In entrambi i casi si trattava però di strumenti medici, visto che il ‘massaggio pelvico’ era considerato l’unica cura possibile per il parossismo isterico e non veniva considerata masturbazione, perché si credeva che la donna non potesse ottenere l’orgasmo in assenza della penetrazione maschile. Sembra incredibile, ma in questo modo nella puritana Inghilterra vittoriana furono possibili le invenzioni del Pulsocon del dottor Macaura, un dildo a manovella, e del cosiddetto Granville’s Hammer, un congegno elettromeccanico di forma fallica collegato a un alimentatore grande quanto un frigorifero, che ridusse i tempi dei trattamenti contro l’isteria. La storia può sembrare famigliare: è proprio quella raccontata nel film Hysteria del 2011.

IL NOVECENTO
L’età dell’innocenza del dildo continuò anche con l’avvento del XX secolo, quando la la società americana Hamilton Beach brevettò il primo vibratore elettrico per la vendita al dettaglio, nonché il quinto elettrodomestico della storia dopo la macchina da cucire, il phon (a cui somigliava), il bollitore e il tostapane. Divenne presto molto popolare, ma fu ritirato dal commercio quando iniziò a essere utilizzato nel mondo della pornografia e la funzione autoerotica non potè più passare inosservata. Nei decenni successivi, un piccolo Medioevo per i sex toys, furono comunque lanciati l’Oster Stim-U-Lax (1937), ideale per la stimolazione clitoridea, poi il Gyro-Lator (1945) e il Niagara No. 1 (1954), il primo vibratore con regolatore di potenza. Ma a dare nuova dignità ai vibratori fu la rivoluzione sessuale degli Anni ’60 e il passo successivo fu, il 30 giugno di 50 anni fa, il brevetto da parte di Jon H. Tavel del primo ‘Cordless Electric Vibrator for Use on the Human Body’, ovvero il dildo senza fili: lungo 19 centimetri e con un diametro di quasi quattro, veniva pubblicizzato nelle riviste destinate alle casalinghe come un vibromassaggiatore utile per ridare tono alla pelle, anche se il suo vero scopo era noto a tutti. Nel 1970 arrivò invece l’Hitachi Magic Wand, il vibratore più usato nei film porno di quel decennio, e non solo. Per accontentare tutti i gusti, nel 1998 è infine arrivato il vibratore rabbit, un ‘coniglietto’ in grado di stimolare contemporaneamente vagine e clitoride, reso celebre dalla serie tivù Sex and the City.