Oggi parliamo di sexbots ed esistono bordelli con prostitute di silicone, ma l’attrazione sessuale nei confronti di oggetti antropomorfi come statue, bambole e manichini non è certo una novità. Al contrario, è molto antica. L’agalmatofilia, così si chiama questa perversione, è per esempio il tema del mito greco di Pigmalione, artista che un giorno scolpì nel marmo una figura femminile così bella da innamorarsene, darle un nome (Galatea) e dormirle accanto, per poi sposarla e avere da lei una figlia quando la dea Afrodite la trasformò in una donna in carne e ossa. E che dire dell’Afrodite Cnidia di Prassitele, la prima rappresentazione di nudo di una dea, che secondo fonti antiche era in grado di suscitare il desiderio erotico in chi la osservava?

NELLA LETTERATURA E AL CINEMA
Evidentemente, certe cose accadono da sempre. O, almeno, stuzzicano da sempre la fantasia. Balzo in avanti di oltre due millenni: Giacomo Leopardi, ispirato da una suggestione di Baldassarre Castiglione letta ne Il Cortegiano, auspicò nella sue Operette Morali la costruzione di una macchina «disposta a fare gli uffici di una donna conforme a quella immaginata». Nel 1877, l’agalmatofilia fu descritta per la prima volta nello studio Psychopathia Sexualis da Richard von Krafft-Ebbing, con il caso di un giardiniere scoperto mentre tentava di avere un rapporto sessuale (proprio così) con una replica della Venere di Milo. Dalla scultura al cinema, nel 1930 Luis Buñuel inserì ne L’âge d’or una scena in cui la protagonista succhia l’alluce ad una statua. Dalle statue ai robot, nella storia del cinema sono state tante le affascinanti androidi (o meglio ginoidi) capaci, siamo certi, di suscitare nello spettatore pensieri agalmatofili. Le replicanti Zhora e Rachael di Blade Runner, certo, ma anche i più recenti personaggi di Alicia Vikander in Ex Machina e di Scarlett Johansson in Ghost in the Shell. Parlando di prodotti reali, questa parafilia è stata inoltre affrontata con ironia in Lars e una ragazza tutta sua, pellicola in cui Ryan Gosling impersona un giovane introverso che si innamora di una real doll.

BAMBOLE NON SOLO GONFIABILI
L’agalmatofilo si ferma davanti alle vetrine, fantasticando sui manichini in esposizione. Oppure si aggira per i musei, facendo pensieri scabrosi sulle nudità delle statue. Ma nell’immaginario collettivo questa parafilia è associata soprattutto alle bambole. Da quando sono state inventate, tanti uomini si sono divertiti con quelle gonfiabili, oggi ‘retrocesse’ a oggetti da stadio o a scherzosi articoli da addio al celibato, superate da quelle anatomiche in silicone. Decisamente più costose, ma capaci di regalare grande soddisfazione e un’esperienza sessuale più ‘realistica’. E non finisce qui, perché con real doll sempre più intelligenti, per gli amanti del genere il futuro si prospetta davvero radioso.

I RACCONTI DI UNA FANTASIA
In attesa che le real doll arrivino ad avere prezzi accessibili per tutte le tasche o quasi, spulciando nel web si possono trovare diversi racconti erotici a tema agalmatofilo. Su Erzulia c’è quello di una utente alle prese con la bambola gonfiabile del fratello: «Dovevo fare in fretta se non volevo che i miei genitori mi beccavano con lei. Cosi per velocizzare la cosa inizia ad eccitarmi toccandomi la fica che era diventata calda e umida […] Eravamo entrambe nude ed io eccitata da morire, ero bagnata e i miei capezzoli si erano ingrossati a dismisura. Allargai le gambe e mi sedetti sul suo busto, mi toccai le tette poi presi a baciarla voluttosamente e baciai la sua vagina che puzzava di sperma maschile». Su Annunci69, invece, un utente racconta la sua infatuazione per Susy, che però è un manichino: «Aveva davvero voglia di me, ed io lo avvertivo con tutta la mia essenza. Le scansai le mutandine con un dito, cercando in lei qualcosa che non riuscii a trovare: la fica. Eppure la immaginavo bagnata, calda, morbida […] Le slacciai il reggiseno e le appoggiai il cazzo tra le tette: quella fu la prima volta con Susy». Un’attrazione agalmatofila fortissima, che alla fine lo porta creare una vagina nel simulacro femminile e ad avere, finalmente, un rapporto completo: «Cominciai a svestirla: lei adorava essere spogliata da me. Lo infilai in quel buco ruvido senza tanti preliminari e quella sera venni tre volte».