Cristalli di metanfetamina, mefedrone, GHB o GBL. E sesso. Sono questi i quattro ingredienti alla base del chemsex. Si tratta di una pratica sessuale che prevede abbuffate di sesso della durata minima di 72 ore, trascorse praticamente senza dormire né mangiare, in uno stato costante di euforia ed eccitazione. Alla fine, però, dai fumi dello sballo emergono due spettri. Quello della tossicodipendenza e quello dell’AIDS. Abbastanza per allertare il Sistema Sanitario Inglese e spingerlo a lanciare l’allarme.

IL FATTORE TEMPO
La parola chemsex nasce dall’unione dai termini chemical (chimico, sintetico) e sex. La commistione tra sesso e droga non è certo un’invenzione recente. Il chemsex, però, presenta delle caratteristiche che ne sottolineano la peculiarità rispetto ad altre pratiche. La principale differenza, spiega il Guardian, consiste in una specifica combinazione di droghe che ha come primo scopo quello di estendere la durata del rapporto sessuale per un periodo di tempo incredibilmente lungo.

CRYSTAL, WHITE MAGIC E GHB
Sono tre le sostanze stupefacenti solitamente utilizzate dai chemsexers. Come spiega un articolo pubblicato sul British Journal of Medecine, i cristalli di metanfetamina e il mefedrone hanno un effetto stimolante: aumentano la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e inducono uno stato di euforia e accresciuta eccitazione sessuale. Il GHB (così come il GBL) esercita un potente effetto disinibente sulla psiche, oltre a un lieve effetto anestetico.

SESSO, AUTOSTIMA E OMOFOBIA
Non è ancora chiaro perché la gente si dedichi al chemsex, o meglio, i ricercatori non hanno ancora avuto occasione di condurre delle indagini serie sul fenomeno. Le primissime ricerche, condotte su un numero limitato di individui, hanno, ovviamente, sottolineato come il chemical sex permetta rapporti di qualità migliore, senza inibizioni di sorta e con una connessione col partner più profonda e accentuata. Altri individui, però, sostengono di apprezzare questa pratica perché permetterebbe di mettere da parte problemi di bassa autostima, omofobia interiorizzata o lo stigma dell’HIV.

COME AFFRONTARE IL FENOMENO
Il chemsex, stando ai primi studi, sembra aver preso piede soprattutto nella comunità omosessuale di Londra. Secondo quanto riferito dal Guardian, la diffusione dei party a base di sesso e droga è aiutata anche da app come Grindr, dove gli utenti segnalano la propria disponibilità al chemsex usando la sigla H&H, high and horny (fatti ed eccitati). La totale mancanza di inibizioni causata dagli stimolanti assunti sfocia spesso in rapporti sessuali non protetti, ed è per questo che il Servizio Sanitario Inglese ha lanciato l’allarme, temendo un aumento dei contagi da HIV, epatite, sifilide e gonorrea. Al momento, però, non è ancora stata stabilita una linea di condotta univoca per affrontare il problema. Uno dei primi errori da non commettere è pensare che i rischi del chemsex riguardino solo gli omosessuali, un po’ come era successo negli Anni 80 con l’epidemia di AIDS. Poiché la stragrande maggioranza degli articoli di informazione mettono in risalto soprattutto questo aspetto del problema, un gruppo di medici e scienziati ha scritto al Guardian per chiarire che il sesso chimico può essere rischioso a prescindere dall’orientamento sessuale. Altri commentatori hanno sottolineato che le campagne di prevenzione devono porre l’accento sui pericoli effettivi per la salute, e non puntare il dito con intenti pedantemente moralistici.