Che la verginità sia un diktat pressoché universale c’è poco da discutere, come dice la vulgata popolare. Le tre grandi tradizioni religiose monoteiste – e, soprattutto, le culture che ne derivano – impongono l’assoluta illibatezza, ça va sans dire: sta nella libertà e nell’ossequiosa fede ai precetti di ogni buon cristiano, di ogni buon ebreo e di ogni buon musulmano volerla o meno conservare. Anche sul fine ultimo dell’atto sessuale, c’è poco d’aggiungere: non esiste il piacere ma esiste la procreazione. E infine, sul ruolo subalterno della donna rispetto all’uomo, che dire? Dalle interpretazioni dei libri sacri, si evincono solo alcune sottili differenze. Fin qui, semplificando al massimo i termini teorici, tutto fila liscio. L’effettiva messa in pratica delle regole è invece un altro paio di maniche.

KAMASUTRA IN SALSA ISLAMICA
Non è dunque un caso che vi siano alcuni volumi capaci di scuotere le coscienze più di altri. Soprattutto quando si parla di sesso e si sceglie di porgli accanto la parola Islam. Vuoi per i preconcetti, vuoi per le voci grosse che danno in pasto al diavolo le donne impure, vuoi per il dilagare di tutti quei fondamentalismi che, con la religione, c’entrano ben poco. È questo ciò che è accaduto alla guida alla sessualità senza tabù pubblicata negli Stati Uniti sotto pseudonimo da una psicologa musulmana e rivolta alle giovani mogli: The Muslim Sex Manual: A Halal Guide to Mind Blowing Sex. Il contesto è ben chiaro. Il nuovo Kamasustra dell’Islam è rivolto alle spose. E solo alle spose, sottolinea l’autrice, Umm Muladhat. Sì alle posizioni audaci, sì al piacere, sì alla fantasia sotto alle lenzuola. In un quadro, però, di rigorosa fedeltà matrimoniale. Perché la masturbazione e l’erotismo fuori dalle mura domestiche, si sa, non suonano del tutto familiari nemmeno alle più emancipate tra le attiviste arabo-musulmane. Anche se, a ben dire, non è sempre stato così. Nel mondo musulmano, infatti, di sesso si è sempre parlato, praticandolo con disinvoltura sin dai tempi del Profeta Maometto. Poi, per cause non meglio definite, su queste tematiche sono calati il silenzio e la castità. C’è chi conferisce ogni colpa alla penetrazione della cultura sud-asiatica nelle aree musulmane, chi vede nel colonialismo il portatore di un’immagine dell’eros sporco e volgare e chi, infine, si rassegna senza darsi una valida spiegazione. Una cosa è certa, e l’autrice cerca di sottolinearlo con la dovuta cura e cautela: alle donne musulmane non manca il desiderio di acquisire godimento dall’atto sessuale. Piuttosto, manca solo una guida pratica per divertirsi con questo. Ecco fatto, dunque. Il manuale è servito.

Il libro rompe così con la tradizione attraverso interi capitoli dedicati alle pratiche relazionali ed erotiche. La scrittrice offre quindi una panoramica pressoché completa di ciò che succede – o dovrebbe succedere – nell’intimità. Si parte dalle basi: il bacio alla francese, premonitore di una notte di puro ardore, per arrivare ai dettagli di molte di quelle fantasie troppo spesso sconosciute nell’Islam femminile. «I feedback che ho ricevuto sono stati positivi e incoraggiati», racconta Umm Muladhat al The Guardian. «Non sono però mancati messaggi disgustosi e disonesti. Alcune donne sono arrivate a dirmi che un manuale di questo tipo non è assolutamente necessario, poiché gli insegnamenti arrivano già dalla loro madri». È difficile a credersi, sostiene l’autrice, e siamo tutti d’accordo. Voci discordanti, tuttavia, si alzano quando si cerca di snocciolare uno ad uno i tabù che invadono la sfera sessuale.

TRA SESSO ANALE E VERGINITÀ
«Che poi, anche la verginità, cos’è la verginità?», raccontano con disinvoltura a SexTelling alcune ragazze in uno scambio di chiacchiere tra amiche. «Il Corano la professa, senza definirne i contorni, lasciati alle diverse interpretazioni. Sono tante le donne che si considerano vergini, praticando però sesso anale, al di là di qualsiasi religione. Alcune lo dichiarano apertamente, altre no. Chi lo fa, spesso indossa anche il velo, rivendicando una libertà personale spoglia di precetti e preconcetti. E ciò non fa eccezione per le giovani ragazze musulmane». L’anal, però, non è solo un tabù. È un divieto, scritto e ribadito: così l’iman di Bradford, Alyas Karmani, quando dava consigli ai fedeli di Maometto, sdoganando il piacere e la libertà sessuale, indicava come tutto fosse permesso tranne appunto la sodomia.

E., una donna di origini tunisine, storce invece il naso quando si affronta il tema dell’illibatezza. «Alt. Chi parla di verginità? La religione o il retaggio culturale che questa si porta appresso? Maria è figura di riferimento, è vero. Ma sono il pudore e la castità che vincono su tutto. Una ragazza deve essere pudica e casta, dunque vergine, non il contrario», spiega. «I genitori insegnano questo, soprattutto alle giovani musulmane che magari nascono e crescono in Italia, spinte dunque ad abbracciare il codice culturale del paese di arrivo ma soggette al contempo ad una forma di radicalizzazione della vita quotidiana, necessaria per conservare, proteggere ed esaltare quello che è il proprio patrimonio identitario di origine».

Per il sesso, insomma, non esiste un vademecum. Esistono l’insegnamento dei genitori, pressoché nullo, il retaggio culturale di una ortodossia accecante e, almeno per le ragazze islamiche nel nostro Paese, la libertà nel rispetto del proprio corpo e dell’altro.

LA NECESSITÀ DI UN’EDUCAZIONE SESSUALE
Dunque, come afferma E., questo manuale rappresenta un ABC di tutto ciò che manca: «Perché sì, non esiste un’educazione che ci indichi come poter vivere la propria sessualità – matrimoniale e non – senza quella freddezza che oggi, spesso, le caratterizza». Non c’è nulla di strano: se a livello pratico è un tabù, questo si deve anche al fatto che non esiste una forte base teorica in materia. Se non ti abitui a parlare di sesso, insomma, tutto sembra essere proibito. «Arrivi a venti anni, al primo matrimonio, e non ti sei mai guardata allo specchio, non sai cosa possa significare avere un orgasmo», sostiene ancora E. «La famiglia non te lo insegna e l’uomo, dal canto suo, tende a negare il piacere femminile. E i rapporti finiscono per rappresentare una violenza per la donna, ma solo perché questa ignora le fattezze del suo corpo e i contorni dei suoi diritti più intimi». E. ammicca, non nasconde la convinzione che questo sia un tratto comune che l’Islam condivide con il popolo occidentale, fedele o ateo ma in ogni caso intriso di una subcultura cattolica. Questo nuovo Kamasutra, anche se targato Islam, è per tutti. Insomma, i fedeli di Maometto giocano a braccio di ferro con i cristiani quando si parla di argomenti ritenuti intoccabili come il sesso.

Forse, affrontare l’erotismo con ragazze musulmane che vivono la propria quotidianità in Italia può sembrare semplice. Certo, ma il famoso manuale è rivolto in primis a loro, così come alle loro alter ego nei paesi islamici. A chi ha la possibilità di un confronto, a chi rispetta la propria religione cercando di svincolarsi dall’ortodossia del retaggio culturale. Il capitolo della segregazione e dell’annullamento della donna in alcune aree del mondo esula dunque dal grande libro delle religioni. The Muslim Sex Manual: A Halal Guide to Mind Blowing Sex, in questo caso, non c’entra proprio nulla.