«Ci saranno almeno sei tonnellate di puttane stasera…dovete dare il meglio di voi, agitate il culo come un otto, date le labbra, mostrate le tette…fate ciò che faccio io. Se io ballo, ballate; se io bevo, bevete; se io scopo, scopate».
Comincia con queste parole, da una serata tutta sesso, Much Loved del franco-marocchino Nabil Ayouch, film che è arrivato in Italia l’8 ottobre, ma che è stato brutalmente messo al bando in Marocco (dove è stato interamente girato) con tanto di scorta che segue sia il regista che le attrici.

In realtà le protagoniste della pellicola non fanno le attrici per professione. Ma hanno recitato appassionatamente il ruolo delle prostitute per raccontare un pezzo di realtà marocchina.
C’è Noha che, durante l’orgia e la nottata nel villone dei ricchi sauditi, oltre il pagato si porta dentro di sé, nella vagina, un bel rotolo di banconote rubacchiate qua e là e strette nella plastica come un assorbente interno. C’è Randa che fugge dal furioso bunga bunga perché è nauseata e sogna le donne. Poi c’è Soukaina che passa la notte nel letto con uno sceicco che, eccitandosi solo davanti ai porno gay, invece di possederla recita poesie. Infine c’è la grassa Hlima che è fuggita dal suo villaggio di campagna quando si è accorta di essere incinta di un uomo che si era già dileguato e si prostituisce per due lire trascinando in grembo il suo bambino.
Tra botte, poliziotti stupratori, uomini approfittatori, famiglie che le scacciano e vuoti d’amore, queste donne incredibilmente non si perdono. Combattono.

IL PREZZO LO FACCIO IO

Corpo, sedere, tette in cambio di soldi ma il prezzo lo fanno loro e sono padrone di se stesse. Sembra strano ma in Marocco succede così. Nel Paese nordafricano la prostituzione (che ha per Capitale Marrakech) è tutta un’altra storia rispetto a quella che conosciamo. L’ha raccontato a SexTelling.it lo stesso regista che prima di realizzare il film ha parlato con oltre 200 squillo: «La prostituzione esiste ovunque, in ogni Paese, ma in Marocco ha una sua specificità».
La cosa principale è lo spirito di indipendenza che caratterizza queste donne: hanno un potere e una forza impensabili in altri contesti, dove la prostituzione è quasi sempre gestita da uomini che prendono gran parte dei loro guadagni e spesso le maltrattano. «In Marocco non hanno protettori, hanno acquisito la loro libertà attraverso il mestiere, da sole, in una società che resta fortemente maschilista».

Il regista Nabil Ayouch sul set.

Il regista Nabil Ayouch sul set.

 

A Marrakech sono le donne che si servono degli uomini: «Li sfruttano quanto possono, come se volessero vendicarsi di coloro che pensano di poterle possedere solo perché le pagano. Ricordano che il mondo arabo nasce come società matriarcale, per questo danno fastidio. E non solo in un film», spiega Nabil Ayouch.
Difficilmente però i guadagni rimangono nelle tasche delle prostitute marocchine. «Che arrivino a fiumi da clienti sauditi, ricchi e generosi, o con contagocce da europei, molto meno danarosi e molto più tirchi, i soldi finiscono nelle mani delle famiglie delle ragazze. A loro spesso va solo una parte, quella che basta per vivere in modo decente».
Ciò che ha stupito il regista è proprio il rapporto che le squillo hanno con i loro parenti più stretti: «Queste donne hanno un disperato bisogno d’amore che esprimono senza pudore. Quindi le famiglie restano fondamentali per loro e alle famiglie danno quasi tutto ciò che guadagnano anche se in cambio ricevono spesso solo rifiuto, negazione, disprezzo».

NON È COLPA DELL’ISLAM, MA DEL MASCHILISMO

Per aver raccontato tutto questo in un film, Ayouch e le sue attrici girano sotto scorta, e la pellicola è stata messa al bando. Al confronto con gli altri regimi del Nordafrica, il Marocco non era considerato una monarchia tutto sommato ‘illuminata’? Ayouch, nato e cresciuto in Francia, nel ’99 ha deciso di tornare nel suo Paese d’origine per osservarlo e raccontarlo da vicino: «Negli ultimi 15 anni la libertà è stata sostenuta e accompagnata anche da articoli della Costituzione. Ma nel Marocco di oggi è in corso un processo di regressione. Ne è prova il fatto che un film come Much Loved sia stato bloccato senza neanche esser visto nell’insieme dalla commissione censura, sono bastati degli stralci diffusi sul web dopo la presentazione a Cannes». Una messa al bando che potrebbe creare un pericoloso precedente. L’impressione del regista è che in questo momento nel Paese ci siano due opposte visioni della società e della moralità. «Credo che i progressisti debbano farsi sentire di più, andare a sbattere contro i tabù che imperversano e non solo o non tanto per colpa della religione musulmana», dice. Il problema è sempre lo stesso: «Il Paese è governato dagli uomini, nonostante siedano anche donne in Parlamento. I maschi hanno interesse a far pesare la tradizione: parlare di sesso è assolutamente tabù».