«La sensualità? Non deve rassicurare. Deve essere perturbante. Mi piacciono le immagini forti, quelle che a volte fai fatica a guardare. Corpi nudi e crudi, anche feriti. Mi piacciono perché ciascuno ci può vedere ciò che vuole».
Ryan McGinley ha quasi 40 anni ma ne dimostra 15 di meno. Magro, pelle chiara, jeans strappati, è l’enfant-prodige dell’arte americana, il fotografo che ha esposto al MoMa di New York e lavorato con marchi come Dior, Calvin Klein, Levi’s. Perché questo ragazzotto del New Jersey, dall’abbigliamento così simile a uno skate-boarder, è ossessionato dal nudo selvaggio? Perché, ci ha detto, è il suo modo di trasgredire a una società troppo bigotta e ingessata.
Per farvi un’idea dei suoi lavori fotografici, andate a Bergamo: alla Gamec è esposta la sua prima mostra personale realizzata in Italia, The Four Seasons (fino al 15 maggio) che non lascia indifferenti. Foto di nudi di donna, anche ferite, che vagano in lande desolate di ghiaccio, corpi di giovani, allo stato primordiale, che si lanciano nei boschi con liane ed esprimono, a confronto con una natura selvaggia, una sensualità drammatica, crudissima.
Perché il titolo? La struttura espositiva procede con il ritmo musicale delle Quattro Stagioni di Vivaldi: in ogni sala si succedono orizzonti, colori, musicalità e atmosfere diversi ma legati gli uni agli altri. Ci sono ragazze, novelle ninfe in atteggiamenti quasi saffici, e ragazzi, spesso efebici, che fluttuano in paesaggi isolati: i loro corpi, nudi, sotto qualsiasi intemperia. Davanti all’occhio spietato del fotografo che li riprende integralmente, senza falsi pudori. Erotismo disinvolto il suo. «Un bel rischio», ci dice.

 

ryan_DOMANDA: Perché?
RISPOSTA: La polizia mi può beccare in qualsiasi momento. In America quello che faccio è totalmente illegale: fotografare un corpo nudo in uno spazio pubblico, non importa se lontano e remoto, è contro la legge. Ogni volta rischio la prigione, talvolta ci sono andato vicino.
D: Ci sono racconti leggendari sui suoi set.
R: Nei primi set era tutto molto in stile ‘sesso droga e rock&roll’ se è questo ciò cui allude. Usavo i miei amici come modelli per le foto: andavamo a fotografare dove ci pareva, senza troppi programmi. Poi, con la fama e le commissioni importanti sono arrivati anche i soldi per chiamare modelli e modelle professionisti per realizzare i reportage erotici.
D: Si dice che i set sono preparati con cura maniacale.
R: Non s’improvvisa mai con i nudi. Abbiamo anche una colonna sonora che ci accompagna durante le riprese. Sì, a volte c’è molta tensione, nessuno sa bene che cosa chiederò di fare ma fa parte del gioco. Oggi posso anche permettermi qualche amico che fa da sentinella e, con i walkie-talkie, ci avvisa se c’è qualche volante o guardia forestale in arrivo. Purtroppo viviamo in una società governata dalla repressione.
D: Si sente represso?
R: Lo sono stato a lungo. Sono cresciuto in una famiglia religiosa. Direi che mia madre è una bigotta, una che va a messa tutti i giorni e che parla solo di Chiesa. Sono stato costretto ad andare in chiesa anch’io da piccolo. Sono gay e l’atteggiamento di mia madre e la posizione della Chiesa sull’omosessualità mi ha creato non pochi problemi, come può immaginare.
D: Per questo ora si è dedicato alla foto di nudi estremi? Cerca un Eden dove tutto è lecito?
R: Per me è un atto spirituale e liberatorio. Solo nudi, senza veli o protezioni, e nella natura selvaggia possiamo davvero esprimere noi stessi e i nostri desideri più reconditi. Amo le immagini che ispirano una sensualità primordiale.
D: Ad esempio?
R: Scatti come quello del ragazzo che salta, nudo, da un albero all’altro. O la ragazza che affonda nella sabbia.
D: In molti criticano le sue immagini.
R: Ognuno guarda i nudi come vuole, ci vede ciò che vi proietta. Per alcuni ciò che faccio è un atto di disobbedienza civile.
D: Come nascono opere estreme come le foto delle donne nude tra i ghiacci, scorticate dalle rocce?
R: A volte per caso. Ricordo un giorno in cui, con una modella, eravamo su un ghiacciaio e dopo una lunga camminata lei si è spogliata per iniziare lo shooting ma è caduta e si tagliata. C’era sangue e ghiaccio, sulla sua schiena nuda, ma non ci siamo fermati: ho scattato alcune delle foto più significative.
D: Come organizza il suo lavoro?
R: Tutto parte da viaggi epici. Da dieci anni, da giugno fino a settembre, affitto un caravan con amici, ragazzi e ragazze, e ce ne andiamo in giro per gli Stati Uniti, alla ricerca di posti disabitati. Scappiamo dalla solita monotonia.
D: E quando arrivate alla meta cosa succede?
R: La esploriamo, piantiamo una tenda e cominciamo a fare foto. Regole: tutte le persone fotografate sono nude e ci si sveglia prestissimo, alle 4 del mattino.
D: Perché?
R: Perché in quel momento non sai bene chi sei, perché il tuo corpo si muove come un automa, sei quasi inconsapevole. Così ti esprimi più liberamente.
D: Poi cosa succede?
R: Dopo aver scattato, alle 10 del mattino torniamo a dormire. Nel pomeriggio ci divertiamo e la sera, all’imbrunire, facciamo un’altra sessione di shooting. E andiamo avanti così, per tre mesi di fila.