A vederlo per le strade della sua Dublino e poi di Trieste, dove visse a lungo, James Joyce non doveva dare l’impressione di essere una persona particolarmente interessata al sesso. E invece. E invece l’autore dell’Ulisse nutriva appetiti erotici insaziabili per Nora Barnacle, con cui si scambiava lettere dal contenuto osceno. «Fosti tu a mettere una mano nei miei pantaloni: scostasti la camicia e mi toccasti il cazzo con quelle tue lunghe dita leggere, e poi a poco a poco lo prendesti tutto in mano, grande e duro, e mi masturbasti lentamente finché venni tra le tue dita», scrisse il 3 dicembre 1909 alla compagna (che sposerà nel 1931), ricordando il loro primo incontro lungo il fiume Liffey del 16 giugno 1904, evocando poi un’altra notte di sesso: «E furono ancora le tue labbra a sussurrare per prima una parola oscena. La ricordo bene, quella notte a Pola. Stanca di stare sempre sotto, una notte ti togliesti la camicia e mi venisti sopra, nuda. Ti infilasti il cazzo nella fica e cominciasti ad andare su e giù […] Ti piegasti sul mio viso e mormorasti teneramente: ‘Scopami di brutto, amore, scopami’».

«COME UN MAIALE CON LA SCROFA»
Le lettere dai contenuti più espliciti inviate da James a Nora, almeno quelle conosciute, si concentrano nel dicembre 1909. «L’ultima goccia di seme ha appena stillato dentro la tua figa che questa pazzia inizia a placarsi […] Il cazzo è ancora caldo, rigido, tremante per l’ultima spinta brutale che ti ha inferto» e lui già pensa alla sua «figa rossa e carnosa» da leccare avidamente, a quanto sia eccitante prenderla «da dietro, come un maiale fa con la scrofa», ricordandole poi: «Ti ho insegnato a farmi segni osceni con le labbra e la lingua, ad attizzare le mie voglie […] ed anche a compiere in mia presenza l’atto corporale più imbarazzante e più disgustoso. Ti ricordi del giorno in cui hai sollevato l’orlo della veste e mi hai lasciato stendere sotto di te per osservarti in piena azione?».

MASTURBAZIONE COMPULSIVA
Il 19 di quel mese, in cui il desiderio complice la lontananza è fortissimo, Joyce scrive a Dora di essersi masturbato a lungo pensando a lei: «Sono così spompato che dovresti leccarmelo per un’ora prima di farlo indurire abbastanza da potertelo mettere dentro, e non parliamo poi di chiavarti con frenesia […] Amore, per piacere, non chiavarmi troppo quando torno». Ma poi ci ripensa e la implora di fare sesso a lungo con lui: «Chiavami, amore, in tutte le posizioni che la tua lussuria ti detta […] Chiavami in vestaglia (spero che tu abbia ancora quella che mi piace) con niente sotto: apritela quando meno me lo aspetto e mostrami il pube, le cosce e il culo e fatti pompare sulla tavola di cucina […] Chiavami lasciandotelo mettere nel culo, piegata come una pecorella sul letto, coi capelli sciolti e le mutande rosa profumate aperte svergognatamente dietro e mezze calate sul culo che fa capolino […] Chiavami sulle scale al buio, come una serva che sbottona delicatamente i pantaloni del suo soldato».

MASOCHISMO E FANTASIE INCESTUOSE
Joyce chiama Nora «puttanella», ma anche «padrona». Le dice che può essere per lui ciò che vuole. E infatti nel sesso i due si scambiano i ruoli. Se in alcune lettere sembra essere Joyce a comandare, in altre rivela invece il desiderio di essere picchiato dalla partner: «Vorrei vederti indicare ciò che ho fatto di male, e quindi afferrarmi con rabbia e mettermi a faccia in giù sulle tue ginocchia. Poi sentire che mi cali i pantaloni e le mutande e mi rialzi la camicia […] E infine i colpi di frusta che si abbattono furibondi sulle mie natiche nude». Il 13 dicembre scrive addirittura, prefigurando una fantasia sessuale incestuosa: «Io sono il tuo figliolino come ti ho detto e tu, la mia mammina, devi essere severa con me. Puniscimi quanto vuoi».

LA ESORTAVA AL TRADIMENTO
Nelle lettere che James scrive a Nora si possono individuare varie categorie ben note ai frequentatori di siti porno. Se i passaggi citati sopra strizzano l’occhio al bdsm, Joyce incoraggiava Nora a tradirlo e si eccitava pensandola con altri uomini: «Quando […] ti ha messo la mano o le mani sotto la gonna, si è limitato ad accarezzarti da fuori o ti ha infilato dentro il dito o le dita? Ti ha accarezzato a lungo, e sei venuta? Ti ha chiesto di toccarlo, e tu l’hai fatto? Se l’hai fatto, ti è venuto addosso e l’ hai sentito?». Categoria cuckold, insomma.

I DESIDERI PIÙ SPORCHI
«Preferisco il tuo culo, amore mio, alle tue tette perché fa una cosa così sporca. Adoro la tua figa non tanto perché è la parte che scopo ma perché fa un’altra cosa sporca». Da queste parole emerge invece l’inclinazione alla coprofilia di Joyce. E chissà che, con Nora, non si dedicasse anche a pratiche estreme come il pissing e lo scat. Nelle sue lettere, lo scrittore rivela anche tutta la passione per le mutande di pizzo indossate dalla sua «prostituta dagli occhi bizzarri», che amava annusare, pregne dei suoi umori. James si eccitava con le flatulenze della sua Nora. Non con il queefing, ovvero i peti vaginali, ma con quelli ‘veri’: «Io penso, Nora, che riconoscerei dovunque le tue scoregge […] Le tue sono improvvise, secche e sporche come le farebbe una ragazza spiritosa, per gioco, di notte, in dormitorio. Spero proprio che la mia Nora voglia farmele sul viso, sì che io possa anche odorarle».