Grande schermo, grande illusione. Anche quando la cinepresa imprime su pellicola i momenti di passione più intensa. Perché se nel buio della sala il sesso sembra vero, verissimo che più torbido non si può, sul set è tutta un’altra storia. Una storia fatta di plastica, silicone, parrucche e protesi di tutte le forme e di tutti i calibri. Per coprire le nudità autentiche dell’attore pudico; o nasconderne inestetismi e difetti; o, ancora, per rispondere a esigenze di copione e rimanere più aderenti alla natura intima (è il caso di dirlo) del personaggio.

UN PARRUCCHINO PER OGNI DOVE
L’armamentario sessual-prostetico della settima arte, del quale Mashable fa una breve carrellata, saccheggia una produzione dalla storia secolare. Il merkin, ad esempio, è un parrucchino pubico che serve a ricreare quel che è stato precedentemente asportato da una sapiente rasatura. Pare che fosse in uso già a metà del XV secolo, quando lo sdoganamento pornografico dei genitali rasati era ancora ben al di là da venire. Le donne, se si depilavano, solitamente erano costrette a farlo per estirpare alla radice il problema dei pidocchi. Le prostitute, invece, camuffavano con il pelo artificiale gli effetti nefasti della sifilide. Nel cinema, invece, lo scopo è coprire i genitali delle attrici che nella vita di tutti i giorni sono depilate. Oppure, perché i peli del personaggio hanno un pigmento particolare. L’analogo al maschile, invece, è una sorta di sacchetto per testicoli che ripara lo scroto da sguardi indiscreti e aiuta l’attore di turno a trovare la tranquillità necessaria per una buona interpretazione.

CELATI DAL COLORE
Particolarmente preziose sono anche le classiche mutandine color carne. Se un tempo, specie negli spettacoli di burlesque venivano utilizzate per dare agli spettatori una sensazione di nudità (che faceva sognare soprattutto quelli più lontani dal palco). Nel mondo del cinema, invece, soprattutto in anni recenti, permettono agli attori di rimanere coperti e protetti nelle zone più hot. A rimuovere elastici e copertura, poi, ci pensa il reparto della grafica computerizzata, che cancella pazientemente le tracce degli slippini. E la magia della nudità sul set si compie un’altra volta. Sempre dal burlesque arrivano i copricapezzoli: colorati e scintillanti lì, essenziali e ‘invisibili’ nel mondo del cinema. Coprono, suggeriscono, ma non rivelano. E l’attrice è felice di non mostrarsi alla troupe.

NON TUTTO È CIÒ CHE SEMBRA
Se finora abbiamo dato spazio unicamente a quelle che possono essere viste come toppe e pezze, in altri casi si ricorre a vere e proprie protesi. Peni e vagine in lattice praticamente indistinguibili dalle loro controparti reali. Attori e attrici indossano le protesi, e poi si lanciano in scene ad alto tasso erotico, dove sembra di vedere tutto ma in realtà non stiamo vedendo niente. Un paio di esempi? La vita di Adele e Nymphomaniac: due film che hanno scandalizzato gli spettatori per aver messo in scena sequenze particolarmente esplicite. Ma, come sempre nel cinema, era tutta finzione.