Il parcheggio del noto multisala romano, lungo l’autostrada per Fiumicino, gode da un po’ di tempo di una non immeritata fama tra chi pratica il parking sex; dopo l’installazione delle tettoie con pannelli solari, poi, il luogo ha assunto un’aria aliena, da ricovero di astronavi, davvero straniante. Anna, mora bella e prosperosa, mia adorata e sottomessa amante, aveva appuntamento con un altro alle sei e mezza; un uomo sconosciuto, che io stesso avevo contattato su una chat. Lei mi aveva chiesto un quarto d’ora per poterlo conoscere senza di me. Io invece, com’è ovvio, ero già lì ben prima dell’appuntamento per pattugliare l’area, popolata di persone dirette al cinema e di una minoranza che col cinema non aveva nulla a che fare: alcuni singoli in macchina in lentissimo movimento, con l’occhio attento e liquido, una coppia che discuteva nell’abitacolo (delusione), persino un tipo bizzarro che suonava il flauto traverso con lo spartito sul volante.

Vedo subito la sua macchina parcheggiata vicino all’ingresso del cinema, troppo vicino per essere il luogo dell’azione. Lei non c’è, e quindi dev’essere già con lui: dove, però. Scarto la possibilità che siano al bar della multisala, perché lui avrà cercato subito di metterle le mani addosso, e inizio a girare con metodo, cercandoli.
Le macchine che girano con me sono poche, e in quelle poche non la vedo: lei è mora, deliziosamente appariscente, il mio occhio la riconoscerebbe ovunque. In una monovolume un tipo si sta facendo servire dalla bocca di una biondina. Proseguo. Dopo un po’ le mando un messaggio, dal tono finto rilassato, ma non ricevo alcuna risposta. Dopo dieci minuti replico il tentativo, irritato. Lei mi risponde dopo qualche minuto: «Siamo in un furgoncino bianco, siamo appena arrivati». Bugia: sarà almeno un quarto d’ora che lei sta con lui, indovino già la scena. Il furgoncino era quello che girava sin dal mio arrivo, e io l’avevo mentalmente escluso. Troppo scomodo, pensavo. Infatti. Lui ha parcheggiato all’estremità sinistra del parcheggio, nel punto senza tettoie, proprio nell’angolo. Il furgone non è finestrato, e non si capisce chi ci sia dentro. Parcheggio lontano, mi avvicino a piedi, mi affaccio al finestrino e la vedo.

A gambe aperte, la gonna sollevata, senza mutandine come gli aveva promesso, la magliettina viola tirata su a scoprire il suo seno prepotente. Lui che le tormenta i capezzoli. È sul punto di farsi già montare, senza aspettarmi, e questo non è buono. Lei mi vede, è sudatissima, mi chiama, mi lancia con uno sguardo di profonda eccitata vergogna. Lui non capisce subito che sono io, poi si riprende, mi fa entrare. Il posto è strettissimo, per dividerci Anna siamo costretti a configurazioni laoocontiche. Senza neanche togliermi la giacca spingo la sua bocca prensile verso il membro di lui. Osservo con voluttà le sue labbra scorrere su e giù, e assecondo il movimento spingendole in basso la testa, sussurrandole oscenità. Lei mugola in quel modo sonoro, armonico e disperato che non ho trovato in alcuna donna e che mi fa morire di eccitazione: la prendo da dietro mentre lei continua a servire lo sconosciuto. L’eccitazione è insostenibile, devo rallentare i colpi per non schizzare subito. Sarebbe davvero una disdetta. Allora mi alterno con lui nella sua bocca, e a lui dico: «Hai visto che Ancella ubbidiente che ho, hai visto che donna di sensualità unica?», e lui annuisce goloso, non può credere alla fortuna che immeritatamente lo ha baciato, facendogli godere una simile femmina.

Lei aveva detto che non lo avrebbe voluto dentro, ma io ho improvvisamente cambiato idea. «Prendilo, Anna, lascia che ti impali davanti a me». Anna cede, o forse non è più in grado di decidere alcunché, preda erotica di due maschi impazziti di desiderio. La spingo sull’altro, e ora è il mio turno di usare la sua bocca al ritmo dei colpi dell’altro. Poi di nuovo scambiata, chinata sotto i miei colpi, e questa volta la sodomizzo con furia: sodomizzarla è facile, inevitabile, è così pronta e aperta alla sodomia, e il suo godimento raggiunge punte somme.

Le godo in bocca, schizzandole il viso, gli occhi, le labbra. Lui fa lo stesso. Nelle convulse fasi finali un guardone ci osserva, si ferma ad offrire all’altro cento euro per godere anche lui di lei. Lui non può accettare: se lo avesse chiesto a me le cose forse sarebbero andate ben diversamente. Accompagniamo Anna alla sua auto: è stravolta in modo perverso ed eccitante, il trucco colato sugli occhi, la camicetta aderente per il sudore, ancor più bella e desiderabile.

A pochi metri di distanza, una coppia di ragazzi è ferma in auto, gli sguardi tesi e vitrei, in attesa del proprio battesimo di perversione. Benvenuti all’inferno, ragazzi.


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