Poliamore. Conoscete questa parola? Vi siete mai innamorate/i di due persone contemporaneamente? È accaduto a Edoardo, giovane bibliotecario annoiato, che decide di indossare una maschera d’indifferenza per fuggire da una realtà che avverte come fonte d’inganno e corruzione. La sua quieta e lenta esistenza verrà sconvolta dall’incontro con due donne, Gaia e Diana, con le quali intreccerà un’appassionata e intensa relazione. Edoardo scoprirà un mondo di raffinato erotismo, tra voyeurismi e desideri nascosti; uno spazio sospeso nel quale i protagonisti saranno costretti ad affrontare i loro fantasmi e a mettere in discussione le proprie certezze.
È la trama de Il sonno, edito da Eros Cutura Editore, romanzo d’esordio di Michele Finis. Nato in una piccola città della Calabria, l’autore consegue il diploma di maturità classica prima di intraprendere gli studi di Architettura, dove sviluppa un profondo senso estetico che lo porterà alla continua ricerca di un bello non convenzionale. Durante gli anni universitari frequenta diversi circoli culturali e si avvicina ad un mondo silenzioso e nascosto fatto di passioni intense e di un raffinato erotismo, libero da pregiudizi.

Ci mettemmo sul letto, in ginocchio, così potevamo guardarci negli occhi. Diana baciò Gaia ed io le accarezzai il collo con le labbra, iniziammo a spogliarla e lentamente si lasciò andare. Diana mi osservò con i suoi occhi profondi, mi avvicinai a lei e ci baciammo, stringendoci forte. Le sue labbra erano carnose e morbide e dolci, come dolce era il suo odore. Ci lasciammo cadere sul letto e Gaia si unì ai nostri baci, baciando prima Diana e poi me, togliendoci i vestiti. Diana passava il naso sul collo di Gaia e la toccava con le labbra, poi mi mordeva il collo.
Le due donne iniziarono ad accarezzarsi a vicenda con voluttà e vedevo i loro corpi, così diversi, fondersi nel piacere. Sentivo i loro odori. Conoscevo bene quei profumi, quello fresco e piacevolmente intenso di Gaia, quello caldo e floreale di Diana, ma adesso si mescolavano, creandone una fragranza nuova ed unica. Toccavo ed assaporavo le gambe e le cosce di entrambe, mordevo i glutei pieni e sodi dell’una e leccavo i capezzoli rosa e i seni colmi dell’altra. Non tenevo per me nessun bacio, li donavo ad entrambe e loro ricambiavano con passione e desiderio.
A volte mi fermavo e le osservavo, osservavo le due donne strofinare i propri corpi, avvicinando il più possibile i loro bacini, facendo sì che i loro sessi caldi e dall’inebriante odore si toccassero. Poi Diana si allontanava, facendo stendere me e Gaia sul letto, per percorrere il mio petto e il mio addome con le unghie, per baciare i seni dell’altra e mordere i suoi formosi fianchi. Sentendo le mani di quella rossa, mi eccitai ancora di pù e, mentre lei baciava il corpo della mia ragazza fino al pube, mi misi dietro di lei per contemplare il fondoschiena; lo accarezzai, lo morsi e le feci allargare le cosce della donna, riuscendo a scrutare il suo sesso. Afferrai con due dita le grandi labbra e passai sopra le mani, sentendo i polpastrelli bagnarsi con il suo miele. Diana godeva e si mise più comoda, per permettermi di accarezzarle il clitoride, mentre lei baciava la vulva della mia donna e infilava dentro la lingua. Gaia gemeva e quei suoi dolci rumori aumentavano la mia voglia di sentire con la mia bocca la sua figa. Ero eccitatissimo e passavo la mia asta sui glutei e sull’inguine di Diana, spingevo in avanti il bacino e percepivo i suoi umori e la sua peluria rossa, con il mio sesso le toccavo bene il clitoride, ma i suoi sospiri di godimento erano soffocati perchè era concentrata a leccare Gaia. Sentendomi godere, quest’ultima mi spinse sul materasso e mi prese il membro in bocca. Diana pareva divertita e fece lo stesso. Sentire quelle due bocche incontrarsi in quel punto del mio corpo mi infiammavano così tanto che mi sembrava di venire, allora le fermai e le baciai entrambe.
Diana si stese accanto a me e Gaia. Cominciammo a toccarci a vicenda, io accarezzavo la bella rossa, che si stava dedicando alla mia asta e Gaia, che sentiva la dolce mano di Diana tra le cosce, baciava i seni colmi e candidi dell’altra.
Godevamo tutte e tre insieme, più ci sfioravamo e più i nostri gemiti aumentavano e riempivano la stanza.
Io ero così eccitato che spingevo con il bacino e strofinavo l’asta sulla coscia di Diana. Baciavo la donna accanto a me, sulle labbra, sui seni, sul collo e, inaspettatamente, venni.
Diana allontanò la mano, piena del mio seme, e la avvicinò alla bocca di Gaia, che la leccò con gusto, mentre la rossa si sporse su di me e mi pulì l’asta con la punta della lingua.
Nonostante l’orgasmo, mi sentivo ancora infuocato e feci sedere Gaia sul mio viso. Sentivo bene la sua pelle lattea su di me e il suo clitoride duro sulle mie labbra. La leccai per bene, succhiando il clitoride turgido ed infilando dentro la lingua. Lei si muoveva, facendo sì che la mia lingua le strofinasse il clitoride e le piccole labbra e, mentre godeva, si piegò in avanti per poter accarezzare Diana, che era stesa vicino a me. Adoravo il modo in cui riuscivo a controllare la situazione: più leccavo la mia donna, più lei si eccitava e con maggiore passione accarezzava il sesso dell’altra. Le mie due donne godevano e gemevano, percepivo il piacere che provavano e sentivo i loro corpi muoversi come posseduti da un desiderio che non le abbandonava e che le portava verso il godimento. Infine, la loro carne tremò, il culmine del piacere era giunto con un orgasmo che le devastò.
Tutti e tre ci sentivamo liberi, soddisfatti e compiaciuti. Ci mettemmo vicini, sotto le coperte, stringendoci, baciandoci ancora e ridendo con leggerezza, per poi lasciarci abbaddonare al sonno.
La mattina seguente facemmo ancora l’amore, in maniera dolce e spensierata, senza curarci del tempo che passava, nè di ciò che questa situazione avrebbe potuto comportare, sapevamo solo che tutto questo compiaceva i nostri desideri, i nostri istinti e, per questo, ci sentivamo liberi.
Il giorno dopo, Diana andò via, silenziosamente, in punta di piedi, senza disturbare.