Lui fa scivolare per terra l’accappatoio. Per farlo, deve stringere le scapole. Questo mette in risalto i muscoli della schiena, che diventano più spigolosi, più precisi. La luce che cade dall’alto, dai faretti del bagno, gli marca la carne e gli definisce le ombre.
Lei è ancora in camera da letto, stretta nell’accappatoio bianco, morbido, profumato. Sta prendendo gli ultimi oggetti che le servono per la doccia, con atteggiamento concentrato: è un albergo, non casa loro, non trova quello che le serve e tutto è organizzato in piccole pochette.
Il rumore della doccia e l’odore del bagnoschiuma che lui ha iniziato a usare la raggiunge. E questo, immediatamente, le fa venire voglia di sbrigarsi a entrare, anche lei.
Prende il pettine, l’ultimo oggetto che le mancava, e corre in bagno. Anche lei si fa cadere l’accappatoio a pochi passi dalla doccia, stringendo le spalle, appuntendo le scapole. Peccato che lui non possa vederla: perché da dietro, con le scapole appuntite, e il sedere piccolo che scende in gambe sottili, è bellissima.
A questo punto, lei si sfila le ciabatte da albergo ed entra.
L’aria nel box della doccia è già satura di calore e di vapore. Lui è di spalle, si gira, le sorride. Si sta insapondano i pettorali. Lei anche sorride. Maliziosa. Sa già come andrà a finire la faccenda della doccia assieme. Lui torna di spalle, continua a insaponarsi: adesso è passato alle scapole, per raggiungerle deve allungare di molto le braccia. Si strofina con forza, tanto che i muscoli si contraggono e sotto l’acqua diventano lucidi. Questo, a lei, piace. Gli allunga la mano per domandargli un po’ di bagnoschiuma: tocca a lei adesso. Lui glielo versa nel palmo e la guarda. Non guarda se glielo sta mettendo nella giusta quantità e dove, di preciso: se sborderà e cadrà, sul piatto della doccia (come infatti accade, l’annuncio profetico di un’abbondanza di liquidi, di uno sconfinamento). È un silenzio denso di promesse il loro, alle quali lei risponde con un nuovo sorriso: fra poco scoperanno, là sotto.
Lei si insapona il collo, il seno e, a questo punto, lui non smette più di guardarla: vorrebbe insaponarglielo lui. Le punta gli occhi addosso. Lei li sente e calibra i gesti: ci tiene a infiammare i suoi spettatori. Trattiene di proposito l’indice e il medio sui capezzoli, facendoli strofinare attorno. Sono grossi come fiori e gemmano duri come piccoli sassi. Lui non si trattiene, se ne frega del bagnoschiuma, si china e li prende in bocca: il primo gesto di violenza inaspettata, il primo sintomo della passione che verrà. Tiene i seni fermi con le mani, un po’ glieli insapona, ma è solo scena, poi si abbevera. L’acqua si mischia al sapone: è una combinazione perfetta di consistenze: fermo e liquido, duro e morbido. Lei impazzisce. A farla impazzire è soprattutto il fatto che lui abbia dovuto chinarsi, scendere per darle piacere: un esercizio di potere. E, nel sesso, il potere è tutto. Per godersela meglio, la spinge contro le piastrelle della doccia. Lei sente il freddo lungo la schiena: è sofferenza, ma anche piacere. Lo aveva già calcolato quando immaginava di stare là sotto. Lo immaginava da molti giorni, da prima che si incontrassero, da quando hanno iniziato a programmare la fuga in quell’albergo.
Lui risale con la bocca, va a baciarle il collo, si insinua in quello spazio che sembra perfetto proprio per la sua testa, ci sta alla perfezione. È incredibile come certi spazi di un corpo siano fatti per ospitare le parti di un altro. Le puntella il lobo dell’orecchio con la lingua, glielo muove, dolcemente. Ma quella dolcezza è solo un inganno. Sotto la cenere, palpitano già le braci di quello che verrà.
E infatti lui ora la spinge con tutto il suo corpo contro le piastrelle. Il pene turgido da un po’ minaccia guerra. Lei lo sente sulla pancia sfiorarle l’ombelico. Ma è solo una posizione strategica, un appoggio temporaneo prima che lui la afferri per i fianchi e la sollevi, all’altezza giusta per penentrarla.
L’ingresso è inaspettato. L’acqua favorisce la lubricità dei corpi e tutto si fa più veloce e fluido. Il membro aderisce alle pareti della vagina, e lei non saprebbe dire se è solo un’impressione legata al fatto che fuori, invece, l’acqua ancora, si frappone fra loro come un velo d’intrusione, per quanto piacevole.
Le spinte sono grintose, lui ha trovato nella situazione – su cui anche lui aveva fantasticato a lungo – un motivo di eccitazione che lo rende più forte, incontrollato. Ma quello che fa godere lei è il contatto oscillante della pancia e del pube contro il clitoride. E poi la violenza della spinte, la perfetta occupazione di tutto il suo spazio dentro ogni volta che il pene arriva a fine corsa e poi si ritira, e di nuovo riparte. Non sa se è solo una sua impressione, ma sente già la punta del pene bagnata, piccole gocce collose che si mischiano al suo liquido.
Non dice niente lui mentre fa l’amore, solo piccoli grugniti, sospiri, è ridotto ad animale quando fa l’amore con lei. Lei, più elegantemente, sospira soltanto, a singhiozzo, ripetendo il ritmo dei loro corpi. Si baciano, l’acqua entra in bocca a entrambi, fra le lingue, è dolce e le impasta.
Poi, a un certo punto, inaspettatamente la gira. La mette di spalle, mani sulle piastrelle. La afferra per i fianchi e la possiede, da dietro. Per un attimo, lei è contrariata, perché ha perso quel contatto con la pancia e il pube che la stava facendo venire. Ma la violenza di questo gesto, la sua inaspettata passionalità, le ha attivato un altro tipo di eccitazione: le piace essere preda totale delle voglie di un maschio in calore. Deve solo aiutarsi, allunga una mano e se la mette fra le gambe, si stimola il clitoride così, mentre lui la aggredisce da dietro, senza più riserve. È, in qualche modo, diventato egoista: pensa solo a trovare il ritmo che lo possa far venire. Ma anche questo egoismo la eccita: è, ancora una volta un esercizio di potere, e le piace essere usata in quel momento. Sente che il pene si sta gonfiando a dismisura dentro la sua vagina e fra poco ci sarà l’esplosione. Allora accelera anche lei il ritmo, fa suonare il clitoride con le dita come la corda di un’arpa. Ha perso eleganza in questo momento, non le escono più solo sospiri, ma gemiti rumorosi, urla che le vengono dalla profondità del ventre. E lui soffia, ringhia, con le dita le graffia all’improvviso la schiena lisciata dall’acqua. Vengono insieme. Un’invasione di liquido e calore.
Poi l’abbraccia, da dietro, il respiro rallenta, e insieme si lasciano scivolare verso il piatto della doccia. Se ne stanno rannicchiati come un uovo sotto l’acqua, tutto il resto fuori.