Avevo deciso di trasferirmi a New York per migliorare il mio inglese, come fanno molti ragazzi, e soprattutto per fare un’esperienza di vita: lontano dai genitori, dagli amici, dalla propria comfort zone. Alla fine sarei rimasta negli USA per 3 anni, girandoli in lungo e in largo. Vivevo con una coinquilina americana  un po’ più grande di me che ormai consideravo come una specie di sorellona. Una sera mi propose di uscire con lei ed una sua vecchia, e ancora in uso, fiamma. Non conoscevo quasi nessuno nella Grande Mela, quindi ogni occasione di «vedere gente nuova» era per me una manna dal cielo. Mi era balenato in mente il rischio di essere il classico ‘terzo incomodo‘, ma la voglia di conoscere la città di notte, di poter sperimentare l’ebbrezza della novità, come un taxi per le vie di NY che sfreccia tra i vari borough, mi faceva sentire abbastanza sicura che ne sarebbe valsa la pena in ogni caso. E non avrei potuto avere più ragione di così.

Arrivammo in questo hookah bar di Brooklyn e lì la mia coinquilina, Penny, mi presentò John. Come già detto, tra i due c’era già stato qualcosa in passato, che per qualche serata al mese perdurava tutt’ora. Diciamo che questo qualcosa non aveva niente a che fare con i sentimenti. Una sorta di friends with benefits o, in italiano, ‘trombamici’. Era la mia prima volta in un hookah bar, che per inciso sono dei bar in cui è possibile fumare il narghilè, e il profumo di tabacco aromatizzato mi travolse completamente. Eravamo seduti su un divanetto, con davanti il nostro narghilè. Io, John e Penny. Chiacchieravamo tranquilli, godendoci le nostre boccate di fumo. Ad un certo punto, John e Penny iniziarono a baciarsi.

L’imbarazzo che provai lasciò subito il posto al più totale menefreghismo: mi sentivo il Brucaliffo di Alice nel paese delle meraviglie; ero affascinata dal fumo che usciva dalle mie labbra. Cercavo di ricreare degli anelli, di modificare l’inspirazione, insomma, di giocare col fumo. Avrei anche potuto essere da sola in quel locale e non sarebbe cambiato molto. Finché una mano di John non iniziò a cercare la sua strada tra le mie gambe.

Era una posizione strana: Penny baciava John, che ricambiava, rivolto verso di lei, ma con un braccio che si torceva per raggiungere le mie gambe. La mia meraviglia era totale. Uno strano risveglio dai miei fumanti sogni, misto di eccitazione e di senso di colpa. Dannato senso di colpa, così insito in noi italiani. D’altra parte, nella mia testa, lui stava ‘tradendo’ lei con me. Cosa avrebbe detto Penny se se ne fosse accorta?

Se ne accorse. Ma non solo non disse niente, anzi con sguardo complice mi diede la sua autorizzazione ad unirmi a loro. E così feci, senza troppe domande, ma cercando di lasciarmi andare. Quindi la situazione adesso era John in mezzo a noi due che passava da una bocca all’altra, come in una chiacchierata. Le mani passavano da un corpo all’altro senza pregiudizio, come se fossimo un’entità unica da esplorare. A un certo punto la situazione si era fatta fin troppo calda per rimanere in un luogo pubblico e così decidemmo di uscire dal locale.

John ci propose di andare a casa sua, poco lontano da lì. Penny accettò con tranquillità, io con qualche remora che espressi in privato a Penny nella strada dall’hookah bar a casa di John. Ero insicura, la mente era tornata lucida e con la ragione aveva portato tutta una serie di insicurezze: «Ma sarà giusto?», «Non sta bene», «Forse non è il caso». Ma ero a NY, giusto? Quella era la vecchia me, la nuova me voleva buttarsi in nuove avventure, fare nuove esperienze… e quello era il mio banco di prova. Sarei tornata a casa con la coda tra le gambe, con il rimpianto, o avrei avuto qualcosa di più dell’Empire State Building da raccontare al mio ritorno?

Entrammo in casa e andammo in camera da letto. Ero pietrificata. «Ehm, what I have to do now?»: che cosa dovevo fare? Risero. Iniziarono a baciarsi e a baciarmi. E da lì, complice l’alcol, tutto sembrò più sciolto. Anche quando per la prima volta Penny mi baciò. Era il mio primo vero bacio con una donna. Non provai niente di diverso da un bacio maschile. Forse non provai niente, perché ero sopraffatta. Tutto insieme era davvero troppo per potermi soffermare su quella sciocchezza. Un bacio tra due donne. Un bacio con la propria coinquilina. Un uomo che ci guarda e si masturba. Penny scese verso la mia vagina ed iniziò a leccarla. La mia coinquilina. Io ero tra l’imbarazzato e l’esaltato. Lei sembrava completamente a suo agio. Contemporaneamente, John penetrava Penny da dietro. Credo che sia la scena che mi rimarrà più in mente. Un trenino.

Poi John venne sopra di me ed iniziò a penetrarmi, mentre baciava Penny e le infilava le mani dappertutto. Direi che la mia presenza in questo trio era abbastanza passiva, ma davvero ero impietrita. La terza combinazione mi vide un po’ più attiva. John penetrava Penny ed io la baciavo mentre le toccavo il seno. Dopo un po’ cominciammo a rallentare e a fare tutto più ‘due a due’. John fece venire Penny che si rilassò in un lato del letto. Così John fu solo mio. Facemmo del canonico sesso per un po’ e poi lui venne. A quel punto Penny mi si avvicinò e mi chiese se mi era piaciuto. Dissi che era stato strano e che ovviamente non ero venuta. Non l’avessi mai detto.

Tra i fumi dell’alcol, la stanchezza e l’eccitazione, Penny redarguì John per non avermi fatto raggiungere l’orgasmo. Io ora ero davvero imbarazzata. Continuavo a ripetere che non importava, di lasciar stare. Sapevo che tanto in quella situazione non ce l’avrei mai fatta e, anzi, il provare a venire sarebbe diventato un calvario. Non ero abbastanza rilassata, a mio agio. John mi fece tenerezza: con una voce infantile, ma evidentemente stanca, cercò di giustificarsi dicendo che era da più di un quarto d’ora che stava provando a farmi venire e che non ce la faceva più. Penny rincarò la dose dandogli dell’egoista. Era evidente che a quel punto Penny non era più molto in sé. La tranquillizzai, e così feci con lui. Anche perché ero viola dall’imbarazzo: sentire altre due persone che parlano del tuo orgasmo come se tu non fossi nella stanza è un’esperienza abbastanza singolare.

Quando ci risvegliammo, il giorno dopo, eravamo tutti molto tranquilli. Salutammo John e, sulla strada verso casa, Penny mi interrogò. Mi sembrava fiera, come se fosse stata la madrina di un battesimo. Sembrava volesse dire: «Sei contenta? Hai visto che bella esperienza ti ho fatto fare? Ma dove la ritrovi una coinquilina così?». Ovviamente si limitò solo a chiedere le mie impressioni. I baci, il sesso orale, l’aver condiviso un uomo, furono argomenti che non vennero più toccati, ma non per imbarazzo, quanto perché non ce ne fu più occasione. Continuammo a convivere come se niente fosse. Però fu il primo e unico threesome che capitò a me e a Penny, facendo del sesso insieme, con un’altra persona.


Questa storia è stata inviata a Sextelling.it da una lettrice anonima tramite l’apposito form.