Sergio mi aveva chiesto di accompagnarlo a Stoccolma. Io e Sergio ci conosciamo da una vita, penso quasi da 20 anni, da quando abbiamo iniziato a frequentare lo stesso liceo di provincia. A Stoccolma c’era Mathilda, una ragazza svedese che Sergio ha conosciuto l’estate scorsa a Lipari e con la quale si stava sentendo praticamente ogni giorno. Diceva fosse bellissima e molto bionda, come del resto io immagino tutte le svedesi. Voleva che ci andassimo assieme, perché aveva evidentemente bisogno di una spalla e perché, secondo lui, era da troppo tempo che non facevamo un viaggio assieme. In realtà Sergio ha sempre avuto bisogno di qualcuno che lo motivasse e lo guidasse, anche se non lo ammetterà mai. Io ho accettato: la fine della mia storia con Francesca era ancora troppo fresca per non trovare una buona scusa per andarmene via qualche giorno.

Così siamo partiti assieme e appena arrivati in Svezia abbiamo sentito subito un’energia nuova, uno strano stato di eccitazione che ci ha travolti. In simultanea. Le svedesi sono pazzesche e hanno un’attitude che ci ha spiazzati. Sergio era il più sicuro, lo è sempre stato. È anche il più bello tra noi due e io forse segretamente ne ho sempre un po’ sofferto, ma non gliel’ho mai data vinta. Ho portato anch’io a casa i miei piccoli trofei. Avevamo preso una stanza a Gamla Stan, il quartiere centrale di Stoccolma, la parte più vecchia e paradossalmente meno cara. Mathilda si era offerta di ospitarci, ma Sergio voleva mantenere la giusta distanza. Lui, con le donne, ci ha sempre saputo fare.

Io ero un po’ perplesso sull’accompagnarlo, perché temevo di dover fare inevitabilmente la candela, ma Sergio mi ha rassicurato più volte, dicendomi che Mathilda aveva un sacco di amiche fighe e molto accoglienti. Credo abbia anche accennato qualcosa sul fatto che gli svedesi sono molto aperti e non si fanno troppe paranoie sul sesso. Io non ci ho creduto molto e il rischio ‘terzo incomodo’ era per me dietro l’angolo. Già la prima sera però, le cose sono andate in modo molto diverso da come mi aspettavo, anzi in un modo così diverso da cambiare le nostre vite.

Mathilda ci ha invitati a cena da lei, in una mansarda carina, tutta in legno chiaro, con una luce dorata e soffusa, che rendeva tutto molto etereo. Abbiamo mangiato per terra, seduti attorno a un tavolino, delle strane polpette con un salsa acidula. Ma abbiamo soprattutto bevuto molto, perché il vino era fresco e forte, e andava giù dritto fino allo stomaco, per risalire fino alle tempie e premere forte. Mathilda poi ha rollato una canna e il fumo ha preso il sopravvento su tutti noi. Ora l’eccitazione che ci aveva accolti quella mattina, ci pervadeva totalmente e Sergio cominciava a guardare Mathilda con sguardo complice e affamato. I due hanno cominciato a baciarsi e vederli è stato un piacere estetico inspiegabile. I capelli neri e ricci di lui contrastavano armoniosamente con quelli biondi di lei, che aveva la pelle bianca e setosa come un fiore di Bouganville e due seni grandi ma proporzionati. A quel punto ho deciso di alzarmi e di andarmene, per lasciar loro la meritata intimità.

Sergio però mi ha fermato, con la sua voce profonda e sicura, mi ha chiesto di rimanere e lo ha fatto guardandomi come mai mi ha guardato in 20 anni. Mathilda si è alzata, è venuta verso di me e ha cominciato a baciarmi, intensamente, mordendomi il labbro e scendendo con la lingua fino al collo. Guardavo Sergio perplesso e lui mi rassicurava con un cenno del capo. A quel punto non distinguevo più l’alcol dal fumo, né dall’eccitazione che sentivo vibrarmi nelle mutande. Sergio si è avvicinato, si è messo dietro a Mathilda e ha cominciato a baciarle il collo, toccandole i seni e invitandomi a fare altrettanto. Mi ha preso le mani e le ha accompagnate sui capezzoli turgidi di lei. È quando ho sentito le sue mani sfiorare le mie che ho capito che stava succedendo qualcosa di nuovo, ma terribilmente eccitante.

Sergio baciava lei, ma toccava i miei fianchi. Leccava le sue orecchie, ma accarezzava i miei capelli. A quel punto Mathilda, complice di Sergio, si è sfilata, lasciandoci così, uno davanti all’altro. Preso dall’euforia, mi sono avvicinato a Sergio e l’ho baciato con veemenza, con un desiderio recondito che mi spaventava e mi eccitava allo stesso tempo. Mathilda era già in ginocchio sotto di noi e ci slacciava i jeans con la foga di una 15enne arrapata. Me l’ha preso in bocca e ha cominciato a succhiarlo. Più lo prendeva, più io diventavo vorace con Sergio, che sembrava apprezzare il vigore con cui lo baciavo. Poi mi sono fatto coraggio e gliel’ho preso in mano. Lui ha sorriso e io mi sono tranquillizzato. Era robusto e duro e poi sentivo Mathilda che glielo succhiava con forza.

Fuori c’era ancora molta luce per essere le 10 di sera e la stanza era ormai pervasa dal testosterone. Mi sono ritrovato poi seduto sul divano, con la testa di Mathilda sul mio sesso e davanti a me Sergio che la penetrava da dietro. Mi guardava fisso negli occhi ma io guardavo il suo corpo perfetto, i suoi addominali, quel pelo appena accennato sul petto e mi sentivo ancora più confuso e stordito. In un tentativo maldestro di tornare sui miei passi, ho staccato Sergio da Mathilda e ho cominciato a penetrarla, seduta su di me. Era pazzesca, per il modo in cui ansimava e per come i suoi seni si muovevano caldi sotto le mie mani. A quel punto Sergio si è seduto accanto a me, ha cominciato a baciarmi e mi ha invitato a masturbarlo con forza. La situazione era assurda, ma sentivo che tutti volevamo qualcosa di più, sentivo che Sergio voleva me e io sentivo di volere tutto, senza distinzioni.

Non so come, ma mi sono ritrovo a leccarla a Mathilda che gemeva come un agnellino, mentre sentivo il pene di Sergio entrarmi dietro, con delicatezza e un filo di piacevole dolore. Stavamo godendo tutti e tre contemporaneamente e questa sinergia è sfumata in tre orgasmi profondi e forse irripetibili. Siamo rimasti lì, nudi per ore, sopra quel tappeto in Mongolia bianco, che accoglieva il nostro stupore.

Dopo quella notte io e Sergio l’abbiamo fatto altre volte, da soli, o con delle ragazze che tiravamo in mezzo ai nostri giochi di seduzione. Non ne parliamo mai, non ci chiediamo il perché, ma continuiamo a farlo ogni settimana, da anni. Con la stessa passione di quella volta. Io sono tornato con Francesca. Lui è sempre single.

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