Mi chiamo Francesca e sono una studentessa universitaria. Ho 22 anni, studio Biologia e un mese fa mi è successa una cosa che non ho avuto il coraggio di raccontare a nessuno. Non perché me ne vergogni, ma perché ancora non mi sembra possibile. Pensavo che certe cose succedessero solo nei film o che si leggessero solo nei romanzi a luci rosse o in quelli sfumati di grigio. Invece a me, inesperta ma curiosa studentessa in trasferta è successa la cosa più hot del mondo. Almeno per me.

Sono al terzo anno di Biologia perché da grande vorrei lavorare con le piante o con gli animali. Ancora non l’ho capito, ma il punto non è questo. I miei studi però c’entrano, perché quello che mi è successo è avvenuto in qualche modo a causa, o per meglio dire, grazie all’università. Da quando ho iniziato a frequentare il corso di Chimica all’inizio del primo semestre non ho fatto altro che fantasticare su come sarebbe stato il sesso con il mio professore, un uomo sulla quarantina dal corpo scolpito e dalla presenza importante. Al suo dito ho subito notato una fede, quindi ogni mio pensiero è svanito in una nuvola di fumo, come quelle che escono dalle provette del laboratorio in cui ci porta di tanto in tanto a provare gli intrugli che studiamo.

Io sono parecchio timida e con gli uomini, a parte un paio di fidanzati abbastanza fissi, non ho avuto grandi esperienze. Non sono proprio una tipa che si fa avanti né che si fa strane illusioni, ma il modo in cui mi guardava il mio professore mi faceva uscire di testa. Avevo capito che non gli ero del tutto indifferente, ma mai avrei immaginato che un pomeriggio di inizio primavera, quando ancora fa buio abbastanza presto e le aule si svuotano in fretta, lui si sarebbe fatto avanti. È stato tutto molto strano, a partire dalla scusa con cui mi ha fermata: chiedermi se avevo da cambiargli delle monete per comprarsi le sigarette. Fino all’evoluzione della serata.

Dal distributore automatico di tabacchi abbiamo cominciato a parlare parecchio e intensamente. Lui mi guardava dritto negli occhi e io ricambiavo fissando le sue labbra carnose muoversi circondate da quella barba folta e curata. A un tratto, sotto quella che poi ho scoperto essere casa di suo fratello, con le sue mani forti mi ha stretta a sé e mi ha baciata. Mi ha confessato di sentirsi attratto da me dal primo giorno e senza troppa fatica mi ha convinta a salire da lui per un drink.

Una volta entrati in casa non c’è stato il tempo di accomodarsi sul divano di quella piccola ma confortevole mansarda. Il Professore, quando meno me lo aspettavo, mi ha presa da dietro iniziando a baciarmi intensamente il collo, con una determinazione che mi faceva venire i brividi ovunque. A quel punto ha cominciato a spogliarmi, tenendomi una mano stretta al collo e io di risposta gli ho tirato fuori il pene dai pantaloni e più lui stringeva, più io glielo stringevo. L’eccitazione era alle stelle.

È stato a quel punto che mi ha chiesto se avevo voglia di essere legata. Inizialmente ho avuto paura che potesse avere strane intenzioni, ma il suo sguardo e la sua capacità di muoversi sul mio corpo mi hanno fatto subito accettare. In pochi minuti ero nuda e avvolta da delle cinghie che mi strizzavano i seni e mi tenevano avvinghiata sul letto. Lui era completamente nudo e il suo fisico era ancora meglio di come me l’ero immaginato. I pettorali e gli addominali erano vigorosi e avvolti da una peluria bruna. Il suo pene era grosso e molto eretto. Si è avvicinato alla mia bocca e ho cominciato a succhiarglielo con forza. Sentivo che gli piaceva se gemevo e facevo rumore con la saliva. Così ho insistito sempre di più.

Ero ancora legata: non provavo dolore, ma solo quel giusto senso di privazione che rendeva tutto più eccitante. Il Prof, che guidava la situazione perfettamente, mi ha messa a pecorina e ha iniziato a penetrarmi da dietro. Mentre mi tirava i capelli senza farmi male, ma con quella delicatezza robusta che mi mandava fuori di testa, sentivo il fastidio delle cinghie sui polsi. Intanto i seni mi tiravano e il suo pene era dentro di me, caldo e forte.

Entrambi presi dall’eccitazione abbiamo tolto le cinghie che mi avvolgevano e abbiamo cominciato a farlo senza alcun impedimento. Io ero sopra di lui, entrambi seduti, con le bocche che non riuscivano a staccarsi, mentre lo cavalcavo con passione. Una passione che non avevo mai provato prima e che mai avrei pensato di provare per il mio professore di chimica. Mi sentivo calda e un po’ sudata, mentre lui continuava a gemere a ogni mio sussulto e a mordicchiarmi i capezzoli. Non volevo che quel momento finisse mai, ma sapevo che la fine era vicina. Mi sono abbandonata completamente a lui e siamo venuti insieme, urlando con una foga.

Quella notte l’ho passata lì, ma non è stata l’unica. Da quasi un mese mi vedo con quell’uomo un giorno sì e l’altro no. Sta diventando una droga per entrambi e le cinghie sono solo un contorno hot di questa storia, di cui spero di non pentirmi.


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